La nostra vita è un eterno pellegrinaggio, siamo viaggiatori alla ricerca della vera libertà. Abbiamo bisogno di un sentiero che ci conduca alla vera meta. “La via dell’amore” e che può aiutarci a ridare forma alla nostra fede, alcune volte disattenta e sepolta da quel maledetto “si è sempre fatto così” che impedisce il rinnovamento spirituale e materiale all’interno delle nostre comunità. Il cammino che vi propongo è composto da 7 semplici parole che possono aiutarci a costruire una regola di vita, un progetto per me – singola persona – ma anche per tutti:
- Ritornare: La prima parola è ritornare a Dio. Significa fermarsi nella complessità della vita per trovare nuovamente il senso di chi siamo e verso dove andiamo. Significa ascoltare ancora una volta la voce di Dio e scegliere nel profondo del nostro cuore la via che Gesù propone. Ritornare a Dio significa ridare forza al suo messaggio e comprendere che non possiamo “servire due padroni”, ma siamo chiamati ad essere creature rinnovate dal suo amore.
- Imparare: Come possiamo capire la strada se non conosciamo la Parola? Si tratta di costruire un cammino attorno alla Parola del Signore. La nostra comunità ha attuato un progetto, come lo scorso anno, che vorremmo fosse abitato da tutti i gruppi pastorali, ma anche dalle singole persone. Questo progetto, così anticipo il discorso che dovrei fare dopo, è un’opportunità per restare uniti su un unico tema e per ridare senso al nostro fare pastorale. Il rischio nostro, infatti, è che il fare sostituisca lo stare e ci si trovi ad organizzare molte cose senza ricordarci il perché. Il progetto, quest’anno guidato dagli Atti degli Apostoli, vuole allora essere un abbraccio della parola di Dio che tocca i singoli (ciascuno di noi potrà viverlo singolarmente grazie alle schede mensili che verranno stampate), come gruppi (ogni gruppo potrà iniziare le sue attività pregando la pagina degli Atti degli Apostoli facendosi guidare dal messaggio e cercando di comprendere cosa questa Parola propone a ciascuno di noi) e come comunità (ci saranno in particolare due momenti di vita comunitaria che ci guideranno nell’ascolto di questa parola: cappuccino e vangelo e le adorazioni mensili. Oltre a queste potremmo ascoltare la parola durante gli esercizi di avvento e quaresima). Dobbiamo, però, sottolineare che questo “imparare” non sarà meramente un’azione teorica, ma deve passare dalla mente al cuore.
- Preghiera: La preghiera ci aiuterà, pertanto, a far si che questa parola non rimanga solo un testo, ma sia via di conversione. La preghiera deve essere il tessuto della nostra comunità e delle nostre azioni. Preghiera comunitaria, i gruppi di preghiera, e la preghiera personale. Abbiamo bisogno di ritornare a contemplare il volto di Cristo e di ritrovare nel dialogo con Lui il nostro porto sicuro perché Dio ascolta la nostra preghiera e ascolta la preghiera che noi portiamo per i nostri fratelli e sorelle.
- Celebrare: Dobbiamo impegnarci a ridare senso alle nostre celebrazioni domenicali e settimanali. Celebrare significa lasciarci guidare dall’amore di Dio come comunità e lasciarci guidare nella lode personale. Mi rattrista pensare come le celebrazioni, molto spesso, siano celebrate frettolosamente anche da noi sacerdoti perché dobbiamo scappare da una parte all’altra, ma anche nel cuore di ciascuno di noi perché lo sappiamo “speriamo faccia presto”. Come possiamo riscoprire la bellezza dell’Eucaristia celebrata insieme, come possiamo restare in questa eucaristia?
- Benedizione: Riscoprire che siamo amati attraverso l’esperienza dell’amore di Dio. Non solo, significa uscire per essere benedizione per gli altri. L’evangelista Matteo ci ricorda: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. La benedizione inizia nel riconoscere la bellezza che è dentro di me e la bellezza che è nell’altra persona. Siamo tutte persone diverse e questa diversità non ci deve portare alla critica, ma alla lode. Grazie Signore perché attorno a me non ci sono fotocopie, ma posso godere della bellezza di chi incontro per crescere nel tuo amore.
- Andare: Dobbiamo ritrovare il coraggio di aprire le porte delle nostre comunità per incontrare coloro che sono i lontani. Il paradigma: “verranno prima o poi” non funziona più, dobbiamo rimetterci in cammino e raccontare, con gioia, il nostro essere cristiani. Questo ci interroga personalmente perché ci chiede cosa posso dare agli altri, qual è la cosa più bella che il Signore mi ha donato.
- Restare: scegliere di continuare questo cammino guidato dallo Spirito Santo nella consapevolezza che in Cristo troviamo rifugio e benedizione.
La via dell’amore è la via della vita cristiana da vivere come singoli e come comunità. In questa sezione pubblicheremo i contenuti per rimetterci in questa via ed essere, in Cristo, creature nuove.

